M’arcordo quando arrivava Cavaletti con il Galletto

Mario Cavalletti anni ’70

Quel crepitio del motore lo si sentiva da lontano, faceva un rumore particolare tipico delle Moto Guzzi dell’epoca simile a quello del trattore Landini a testa calda, un “pu..pu..pu” cadenzato, ritmico.. musicale. Quel suono preannunciava l’arrivo di Mario Cavalletti in sella al suo “Galletto”. Questo era un motociclo della Guzzi, sicuramente l’antenato degli odierni scuoter, di piccola cilindrata, comodo e con la ruota di scorta. Quello di Mario era di un color avorio che tendeva al giallo, aveva una lunga sella, tanto lunga che ci salivano in quattro. Davanti Mario che lo pilotava, dietro Peppina che era la moglie, poi la figlia Luisa e davanti a Mario quasi in posizione eretta ci andava il figlio Sergio meglio conosciuto come “El Caballero”, che negli anni ’60 era ancora un bambino. Normalmente Sergio non saliva mai sul galletto con il padre anche perché, allora, la moto la si utilizzava solo per necessità e non per svago. Tutti i giorni lavorativi Mario si recava in cantiere, poiché di mestiere faceva il carpentiere e in quel periodo lavorava all’edificazione dei viadotti sulla superstrada E45, che allora era in costruzione e non ancora ultimata. Nel tardo pomeriggio la giornata lavorativa di Mario volgeva al termine e in sella al suo galletto tornava a casa. Per noi bambini il tempo scorreva veloce, eravamo sempre presi dal gioco. I nostri giochi erano semplici ma sempre di gruppo, non si giocava mai da soli. Con un pallone si correva una stagione, fino alla distruzione dello stesso, spesso ci giocavamo anche quando si era sgonfiato. Con la fionda interminabili giornate di caccia alle lucertole… pore bestie!! Tutti correvamo spensierati ma… quando il “Caballero” sentiva in lontananza il borbottio del galletto che preannunciava l’arrivo del padre aguzzava le orecchie e con uno scatto da centometrista correva a casa a far finta di studiare o simulare qualche piccolo lavoro. Mario non voleva che figlio stesse a bighellonare tutto il giorno in giro per il paese e pretendeva che a una certa ora rientrasse a casa. E’ un dato di fatto però che “la certa ora” di Mario non coincideva mai con quella di Sergio e se al rientro lo pizzicava in giro erano dolori….botte sicure!!